Storia

Dall'elettricità alla biodiversità

Arcobaleno sul laghetto | foresteriadelloasi.it

La porzione di pianura cuneese attualmente occupata dalla Riserva è un territorio di passaggio, già attraversato da percorsi di transumanza dalle popolazioni liguri, frequentato anche in epoca romana, che conobbe soprattutto una forte antropizzazione nel periodo medievale, quando si effettuarono notevoli opere di bonifica e si ebbero i primi insediamenti stanziali. La presenza gota e longobarda è testimoniata da una fitta rete di monasteri che fungevano da strategiche vedette: non a caso restano numerose testimonianze architettoniche di valenza prettamente religiosa disseminate ancora oggi lungo le principali vie di transito. Da uno scenario prevalentemente agricolo si è poi passati a un paesaggio caratterizzato da pascoli e boschi, con spazi solcati da canali irrigui e filari di siepi, per una scacchiera apparentemente naturale ma in realtà modellata nei secoli dalla mano dell'uomo, che l'osservatore più attento non faticherà a scorgere chiaramente.

L'impronta umana è evidente ovunque: la genesi stessa dell'area umida della Riserva ha origini antropiche. Nel 1929 sono stati infatti realizzati i laghi artificiali di Crava e di Morozzo per finalità idroelettriche (che si mantengono tutt'ora grazie a due centrali di ultima generazione) che gradualmente si sono rinaturalizzati, diventando un luogo di sosta ideale per molti uccelli migratori dell'area del Mediterraneo.

La storia dei laghetti di Crava e Morozzo, cuore della Riserva, è lunga un secolo. Infatti il progetto dell'impianto di Crava 1 nasce nel dicembre 1920, quando la Società per Imprese Elettriche Rossi di Mondovì richiede il riconoscimento di antichi diritti per derivare l'acqua dal Torrente Pesio. La centrale viene poi costruita dalla ditta Consorzio Idroelettrico Ing. J.H. De Thierry, ed entra in esercizio, nell'assetto attuale, nel 1929, per essere poi successivamente ceduta alla Società Piemonte Centrale Elettricità. Viene trasferita all'ENEL (oggi Enel Green Power) con la nazionalizzazione nel 1963. L'opera è costituita da una traversa fissa in cemento e da una paratoia atta a regolare il livello del piccolo invaso, avente capacità nominale di 24.000 metri cubi. Da qui si diparte un canale derivatore a pelo libero, che convoglia le acque nel lago di San Quirico, realizzato artificialmente, ma con sponde in naturale, che ha una capacità nominale di 55.000 metri cubi e svolge la funzione di bacino di carico consentendo una minima modulazione. Dall'invaso di San Quirico ha origine la galleria in pressione, lunga 1.437 metri, in grado di convogliare una portata massima di 9 metri cubi al secondo. Il fabbricato centrale è ubicato a bordo del lago di Crava: nell'area retrostante si vede l'arrivo della galleria in pressione e l'imponente vasca di carico, che accolgono le acque provenienti dal lago San Quirico. La produzione media dell'impianto è di circa 2,28 milioni di kWh, in grado di fornire energia elettrica a circa 700 famiglie. L'energia rinnovabile da fonte idroelettrica dell'impianto di Crava 1 permette, rispetto alla produzione con combustibili fossili, una riduzione di emissioni di anidride carbonica (CO2) nell'atmosfera pari a 1.370 tonnellate/anno.

Il progetto dell'impianto di Crava 2 si sviluppa in parallelo con il precedente. L'impianto, direttamente connesso con la centrale di monte, Crava 1, preleva le acque restituite nel lago di Crava. Quest'ultimo, realizzato artificialmente, ha una capacità nominale di 50.000 metri cubi e costituisce la vasca di carico della centrale di Crava 2. L'opera di presa è ubicata all'interno del lago di Crava ed è costituita da un manufatto in cemento che accoglie griglia, sgrigliatore e paratoia di intercettazione. Da qui ha origine la galleria in pressione, lunga 137,5 metri, in grado di convogliare una portata massima di 9 metri cubi al secondo, a cui fa seguito una condotta forzata in acciaio che convoglia le acque alla centrale. Il fabbricato centrale è costituito da un corpo industriale con annessa un'ala civile. Oltre alla sala macchine il fabbricato accoglie i quadri elettrici che conferiscono energia alla rete elettrica in media tensione, sia per l'impianto di Crava 2 che per la centrale di monte, Crava 1.

La produzione media dell'impianto è di circa 1,8 milioni di kWh, in grado di fornire energia elettrica a circa 550 famiglie. Nella Riserva Naturale Crava Morozzo si attua il wildlife management una metodologia di conservazione della natura che prevede interventi atti a ricreare quegli ambienti umidi naturali che favoriscono la biodiversità. Siamo in presenza di una delle poche aree in cui l'intervento umano ha fin dal passato inciso in modo positivo sull'ambiente, rendendo possibile la coesistenza fra produzione energetica e tutela ambientale.

L'incredibile fermento vitale del luogo è all'origine del primo nucleo della Riserva, l'Oasi voluta dalla LIPU nel lontano 1979 e avallata dalla Regione Piemonte nel 1987 con la L.R. 49, a cui ha fatto seguito la creazione della Riserva naturale di Crava Morozzo, oggi è affidata in gestione alle Aree Protette Alpi Marittime. La Riserva si estende per circa 290 ettari, interessando i territori dei comuni di Morozzo, Rocca de' Baldi e Mondovì. Il territorio dell'area protetta coincide quasi interamente con la Zona Speciale di Conservazione "Crava Morozzo", che fa parte della Rete Natura 2000.