Rocca de' Baldi

Il castello di Rocca de' Baldi | piemonte.abbonamentomusei.it

Abitanti: 1.673
Quota: 413 m s.l.m.

Il nome Rocca de' Baldi deriva dalla posizione del borgo originario, che svetta su una rupe a strapiombo sul torrente Pesio, per proteggere il quale nel XII secolo un nobile della casata dei Morozzo di nome Ubaldo o Robaldo fece costruire la torre che costituisce il nucleo dell'attuale castello. Il luogo venne perciò denominato Rupe Ubaldi, nome che nei documenti dei secoli successivi subì varianti tra le quali Rocha Ubaldi, Rocham Baudorum, Rocha de' Baudis e Roche Baudorum, stabilizzandosi infine sull'attuale Rocca de' Baldi. Il castello e l'originario capoluogo del comune, posti in destra idrografica del torrente Pesio, persero nel XIX secolo la propria funzione difensiva e rimasero progressivamente isolati dalle principali linee di transito, la cui collocazione causò invece una parallela espansione della frazione Crava, in sinistra idrografica del torrente e posta sull'asse viario Carrù-Cuneo. Ciò comportò il trasferimento del municipio a Crava, come stabilito da un Regio Decreto datato 10 dicembre 1865.

Numeri e indirizzi utili

Contatti: Comune di Rocca de' Baldi | tel. 0174 587103 | comune.roccadebaldi.cn.it | rocca.de.baldi@ruparpiemonte.it

Cosa fare e vedere

Il Castello di Rocca de' Baldi

In origine il Castello di Rocca de' Baldi era un edificio a carattere prettamente difensivo, costituito da una torre del XIII sec. a merlatura ghibellina (originariamente collegata alla cinta muraria con funzione di porta di ingresso al borgo) e da alcune stanze adiacenti. Nel corso dei secoli il Castello fu progressivamente trasformato in palazzo residenziale. In particolare, fu dimora dei Signori di Morozzo dal 1643, anno in cui lo ereditarono, fino all’anno 1823. Nel corso del '600 si costruì un corpo avanzato verso la piazza con un bel portale dorico. Uno scalone conduceva alle grandi sale del primo piano: salone, sala da pranzo, alcova. Questi locali presentano ancora bei soffitti a cassettoni con decorazioni originali. Nel 1710 l’architetto Francesco Gallo, il progettista della cupola del Santuario di Vicoforte, fu incaricato di un ulteriore ampliamento, costituito da un corpo laterale caratterizzato da una grande infilata di sale rivolte verso il parco, e da un lungo corridoio verso la piazza. Il Castello, che oggi si presenta di colore rosso scuro, era in origine di stucco bianco con decori neri come tutti gli edifici dei Marchesi Morozzo della Rocca, e come ancora oggi si presenta l'adiacente Badia, rimasta di proprietà della famiglia. Negli anni successivi a 1823 l'edificio fu dimora di alcune famiglie borghesi per poi diventare, agli inizi del '900, sede della “Colonia Agricola Orfani di Guerra” che dal 1923 al 1973 ospitò, educò e preparò alla vita ed al lavoro le centinaia di ragazzi che negli anni vi furono accolti. Ora è proprietà del Comune di Rocca de’ Baldi ed è gestito dall'Associazione Centro Studi Storico-Etnografici e Museo Etnografico Provinciale "Augusto Doro” che ne gestisce l'apertura al pubblico.
Per informazioni: Museo Doro | info@museodoro.it | Tel: +39 351 9568945

Il Museo etnografico "Augusto Doro"

Istituito il 12 marzo 1998, il Museo Doro è ospitato nelle sale del Castello di Rocca de' Baldi ed è gestito dall'Associazione onlus "Centro Studi Storico-Etnografici e Museo Etnografico Provinciale Augusto Doro", costituita da Comune, Provincia di Cuneo e Società Studi Storici della Provincia di Cuneo. Nel 2011 è stato inaugurato il nuovo allestimento museale, che ha riorganizzato gli oggetti che vi erano raccolti ed il loro rapporto con il territorio e la storia economica, sociale e culturale della nostra regione, in un percorso multimediale supportato da suggestivi mezzi di comunicazione visiva. Antiche mappe, carte topografiche, modellini e messaggi virtuali illustrano le grandi trasformazioni dell'ambiente e la nascita del paesaggio rurale odierno. Attrezzi, materiali e fotografie attinenti la vita contadina dei secoli scorsi raccontano tutti gli aspetti della coltivazione dei cereali, dall'aratura alla conservazione. Una ricca documentazione storica accompagnata da gallerie fotografiche uniche che descrivono i diversi aspetti della cultura materiale del mondo contadino, come quelle realizzate dal ricercatore svizzero Paul Scheuermeier tra il 1921 e il 1928, e quelle di Clemens Kalisher, americano di origini ebree, nato in Baviera, che durante un viaggio in Europa tra il 1962 e il 1963 documentò gli anni dello "svuotamento" delle valli del cuneese e della fine del mondo contadino che vi aveva prosperato per secoli.
Per informazioni:Museo Doro | info@museodoro.it | Tel: 0174 587605

Museo permanente di Storia Militare Locale

Sito in via Stefano Briatore n.1 (ex Casa Canonica, è gestito dal Gruppo Alpini di Rocca de’ Baldi. Raccoglie cartoline spedite dal fronte, riviste e giornali del periodo bellico, monete, banconote e francobolli del periodo bellico, carte militari, stampe d’epoca ecc. del periodo compreso fra il 1795 (Campagne Napoleoniche) e il 1945. E’ aperto in occasione della festa dei Bergè e su appuntamento.

I murales di Crava

Passeggiando nel centro di Crava è possibile ammirare, sulle facciate di alcune abitazioni, i “murales naturalistici” raffiguranti alcuni esemplari di uccelli ospiti dell’Oasi: l’airone cenerino, l’airone rosso, le cicogne, il cardellino, le rondini, l’upupa, il gufo ecc. Si tratta di un’iniziativa avviata nel 2002 in collaborazione con la LIPU, l’Oasi di Crava-Morozzo , consistente nella realizzazione di una serie di dipinti sui muri (murales) di alcune case del capoluogo Crava, aventi come soggetto l’ambiente e l’avifauna della vicina oasi naturalistica Crava-Morozzo. L’iniziativa ha molteplici scopi, fra i quali: promuovere la presenza dell’oasi, diffondere una mentalità di rispetto per l’ambiente, coinvolgere i giovani nell’approfondimento delle tematiche ambientali, rendendoli protagonisti ed offrendo loro un’opportunità di farsi conoscere, abbellire il borgo di Crava. Attualmente i murales sono circa una settantina e sono stati realizzati da giovani artisti locali e dagli allievi della Accademia di Belle Arti di Cuneo.